Benvenuti nei Tarocchi degli Orishas, uno strumento di gioco autoanalitico che poi tanto gioco non è. Estraendo una carta per ogni domanda, stai lasciando che il tuo subconscio parli a te attraverso la scelta “inconsapevole” di un simbolo. Certo, potrebbe anche trattarsi del caso. Solo tu puoi dare o togliere senso a questo passatempo tanto antico. Qui di seguito ti do il mio consiglio, augurandoti di trovare in questo strumento lo stesso senso profondo che ho trovato io, che ne sono la creatrice.

Se è la prima volta che usi il mazzo, guarda bene tutte le carte prima di iniziare. Familiarizzati con i personaggi. Quando poi inizierai a usarlo, fai così: mescola le carte, ma non per molto. Non è il poker: è il tarocco. Ciò che più conta è scegliere, non mescolare. La scelta, anche se fatta guardando il dorso e quindi alla cieca, è in realtà espressione del principio fondante:

Cosa sceglie la mia mano quando non é la testa a scegliere?

Questa domanda, che tanto mi affascina e che mi ha spinta a creare mazzi di tarocchi, è anche il motivo per cui non leggo le carte a nessuno e invito chi è interessato al mio tarocco a leggerlo per sé stesso. Ho sempre intravisto, nella selezione delle carte da parte di terzi, una pericolosa interferenza, che fa cadere proprio il cuore del principio che muove la mia ricerca e che ancora non mi stanco di ripetere:

Cosa sceglie la mia mano quando non é la testa a scegliere?

Questo non significa che qualunque altro modo di leggere i tarocchi sia sbagliato. Significa solo che io ho concepito i miei tarocchi così, e che pertanto le spiegazioni che troverete su questo sito e nel manuale cartaceo seguono il principio di autolettura. Ogni carta offre inoltre una scheda più approfondita per ciascun personaggio, affinché con il tempo e l’uso possiate interpretare senza dover più ricorrere alle mie parole. Una volta compreso, infatti, l’archetipo può essere efficacemente autointerpretato.

Ricordo infine al lettore e alla lettrice che gli Orishas, antichi dèi della Nigeria (terra di mio padre), nel mazzo vengono interpretati secondo principi psicoanalitici e non secondo tradizione religiosa.

COME VANNO LETTI?

Come volete o come sapete, se avete un vostro modo consolidato di leggere le carte. Io li leggo “a domanda- risposta”. Formulo una domanda a voce alta (credetemi, è meglio: la parola ordina il pensiero) e poi scelgo una o tre carte.

La risposta a una carta mi serve per capire che energia devo mettere in moto (luce) o che energia mi sta facendo da ostacolo (ombra) in una determinata situazione. È una risposta ampia, che indica una direzione ma lascia a me il compito di creare la narrazione.

La risposta a tre carte, invece, mi serve quando voglio chiedere al mio subconscio il quadro preciso di una situazione che mi sta sfuggendo. Quando cerco chiarezza, più che una risposta. E di solito, lo dico per esperienza personale e per osservazione delle letture altrui, la risposta a tre carte si articola così: la prima è una fotografia di me o del mio stato emotivo mentre mi rivolgo al mazzo. Spesso rappresenta ciò che penso di me, ciò che voglio ottenere o la situazione in cui mi trovo, che sia luce o ombra. La seconda è un’azione che va compiuta, un problema che va risolto o un atteggiamento che va adottato. La terza, invece, è il risultato che otterrò o il nemico che sconfiggerò se intraprenderò l’azione, ma può essere anche solo un’avvertenza o la proiezione di un possibile futuro. Però attenzione: solo attraverso la pratica e la conoscenza profonda del significato dell’immagine si riescono a dare interpretazioni corrette e, devo dire, piuttosto stupefacenti. Le carte sanno essere straordinari specchi mobili del nostro subconscio e, per questo motivo, sanno presentarci aspetti di noi e della vita a cui razionalmente non avremmo mai pensato. E se c’è un problema, ce lo fanno notare, statene certi.

Però queste indicazioni non vanno lette come si legge il manuale d’istruzioni della lavatrice. Chi si approccia al Tarocco, qualunque mazzo stia usando, deve avere doti da psiconauta, oltre a un’approfondita conoscenza dei simboli che sta leggendo. Insomma, leggerlo è per tutti, ma leggerlo bene no. Leggerlo bene è una pratica che si affina col tempo, con lo studio dell’archetipo, l’intuizione, l’empatia e la conoscenza. Per questo motivo ho voluto aiutare il lettore con una guida che, per quanto riassuntiva, possa accompagnarlo in una buona decodificazione del significato della carta. Intendere come la risposta secca o le tre carte in sequenza gli stiano parlando, invece, è compito del consultante.

Mi rendo conto che ci si possa sentire un po’ soli e persi, soprattutto nelle prime letture, quando ancora non si ha confidenza con gli Orishas. Spesso le persone mi hanno fatto notare che le interpretazioni fornite da me alle carte estratte da loro, erano molto più chiare e veritiere delle interpretazioni date da loro stessi. È normale. Questo codice interpretativo è frutto di una mia ricerca psicologica oltre che artistica, ed è normale che io mi muova fra questi simboli come fossero la mia casa. Però, come capirete, io di lavoro non leggo le carte. Le leggo come forma di comprensione, non come professione, e quindi non offro né corsi né servizi. L’unico modo in cui potevo aiutare i lettori era attraverso una guida, con la speranza che col tempo e con la pratica arrivi il giorno in cui non ne abbiate neppure più bisogno.

Il manuale online è completamente gratuito e accessibile a tutti. Il libro, per ovvie ragioni, è a pagamento.

Credo di avervi detto tutto l’essenziale. Da qui in avanti siete nelle mani del vostro intuito e delle vostre capacità analitiche e interpretative. E ricordate: non esiste una macchina per predire il futuro, e un mazzo di carte non risponde alle vostre domande come fosse Google.

Ogni volta che vi confrontate con il simbolo, e con quella parte di voi che muove la mano senza chiedere l’opinione della mente cosciente, entrate in un territorio oracolare e fluido: un sogno vigile, un gioco di specchi, una corrente che cambia forma. Più lo userete con serietà, più quel mondo vi sembrerà reale. Non perché le carte “sappiano”, ma perché saprete finalmente ascoltare la vostra voce.

Un abbraccio tanto virtuale quanto reale.

Viola