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I TAROCCHI DEGLI ORISHAS

Tarot de los orishas. Tarocchi degli orishas

Il Tarot degli Orishas non appartiene a nessuna tradizione religiosa. E' nato per far conoscere al mondo gli Orishas e i loro segreti, fornendo una chiave interpretativa di tipo simbolico/psicanalitico, risultato di uno studio comparato fra tradizione Yoruba e psicologia occidentale.
Chi pratica religioni di matrice africana o afroamericana, può usare questo mazzo sulla base delle proprie conoscenze.
Tutti gli altri invece potranno trovare utile la lettura della guida on line.

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Viola
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FILOSOFIA

IL TAROT DEGLI ORISHAS É UN PRODOTTO ARTIGIANALE

Il Tarot é un oggetto antico la cui origine ancora oggi non é stata pienamente compresa. Nel rispetto di questa antichitá, il Tarot degli Orishas é realizzato interamente a mano, cosí come si faceva nelle antiche botteghe artigiane e appartiene al ricco e variegato mondo degli "Indie Decks", mazzi di carte realizzati da artisti e artigiani indipendenti, che non contano con il sistema di produzione industriale, ma realizzano le loro opere nel proprio laboratorio artistico.

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IL MAZZO
36 CARTE

Il Mazzo contiene 18 carte bianche che descrivono le caratteristiche luminose, utili, positive dell' Orisha e 18 carte nere, che rappresentano lo stesso personaggio mostrato in modo speculare, come una visione riflessa nello specchio e che rappresenta gli aspetti oscuri, dannosi, negativi dell' Orisha. In aggiunta, la coppia Agayú/Naná Burukú. Questa coppia presenta due immagini differenti, una per l'aspetto luce e una per l'aspetto ombra. E' l'unica coppia del mazzo che fa eccezione, essendo questi due personaggi la rappresentazione stessa della Luce e dell'Ombra. 
In ogni circostanza e in ogni persona esiste una componente duale che i Tarocchi degli Orishas si propongono di indagare per una migliore conoscenza di se stessi e degli altri.

Orisha eleggua. Orishas tarot
Orisha elegguá. Orishas tarot
Orishas Ibeys. Orishas Jimaguas. Orishas bototonki. Orishas tarot.
Bototonki twins. Gemelos jimaguas. Gemelos Ibeys. Orishas tarot.
Orishas tarot. Babalú ayé
orishas tarot . Babalú ayé
Orisha obbá. Tarot de los orishas. orishas tarot
Tarot de los orishas. Obbá.
Tarot de los orishas. Obbatlá.
Orishas tarot. Obbatalá.
Tarot de los orishas. Oggun.
orishas tarot. Oggun
Tarot de los orishas. Orunmilá.
tarot de los orishas. Orunmilá
orishas tarot. Oshosi
tarot de los orishas. Oshosi
orishas tarot. Oshumaré
tarot de los orishas.
orishas tarot. Oshun.
tarot de los orishas. Oshun
orishas tarot. Oyá.
tarot de los orishas. Oyá.
orishas tarot. Shangó.
tarot de los orishas. Shangó.
orishas tarot. Yemayá
tarot de los orishas . Yemayá.
orishas tarot. Osain
tarot de los orishas. Osain
orishas tarot. Olokun
tarot de los orishas. Olokun
orishas tarot. Eshu.
tarot de los orishas. Eshu
orishas tarot. Agayú.
tarot de los orishas. Nana Buruku.
orishas tarot. Iku.
tarot de los orishas. Iku.
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Tarot de los orishas. Independent tarot deck

UN ORISHA TI PARLA NELLA TESTA

PERSONALITÁ ELEMENTARE, QUASI MECCANICA

PIÚ ORISHAS TI PARLANO NELLA TESTA

PERSONALITÁ COMPLESSA, PIÚ RAFFINATA

TUTTI GLI ORISHAS TI PARLANO NELLA TESTA

SEI UN MASTERMIND

NESSUN ORISHAS TI PARLA NELLA TESTA

SEI LIBERO

Questa considerazione non deve confondersi con il disturbo di personalitá multipla o altre patologie psichiatriche.

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Orishas Tarot. Independent tarot deck.
Orishas tarot.

MOMENTANEAMENTE NON DISPONIBILE

TAROT WOODEN BOX

UN PO' DI STORIA

Nel x secolo a.C, un gruppo di cacciatori nomadi si instaura in una terra che oggi chiamiamo Nigeria, dando origine ad una cultura che oggi consideriamo essere una fra le piú raffinate e antiche culture dell'Africa "nera" o subsahariana: la cultura Nok (nessuno realmente sa come si chiamava). Questa cultura raggiunge il suo culmine espressivo nell'arco del millennio che va dal 500 a.C al 500 d.C. Si tratta di una civiltá giá ampiamente sviluppata, dove l'arte della fusione del metallo è giá conosciuta e usata con grande abilitá, come testimoniato dalle antiche fornaci trovate nel bacino del Niger. Questa cultura, che ancora oggi rimane avvolta nel mistero e che ci parla attraverso figurine di terracotta e teste di bronzo, é in realtá il ventre culturale da cui nascono i piú famosi Déi africani: Gli Orishas.

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Figurina di terracotta dell'epoca Nok VI secolo a.C

Secoli dopo, sempre nello stesso territorio, si fonda la mitica cittá di Ilé-Ifé, considerata da parte del suo popolo (gli Yoruba)  il centro del mondo e la casa degli Déi. Tradizionalmente si considera che il mitico fondatore della cittá fu Oduduwa, un principe orientale che fu espulso dalla Mecca per aver cospirato contro l'islamismo in favore del ritorno del paganesimo e degli antichi Déi venerati dagli antenati. E' dunque in questo periodo che gli Orishas tornano a fiorire. Si abbattono moschee e si erigono templi, dando inizio ad un processo di recupero della tradizione africana originaria. I nomi di Olokun, Oggun, Oshun, Elegguá e tanti altri (gli Orishas sono circa 400) tornano ad essere invocati e le loro statue e luoghi di culto si diffondono per tutto l'impero Yoruba anche conosciuto come regno di Oyó. 

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Testa di bronzo di Olokun ritovata nella cittá di Ilé-Ifé XII secolo d.C

Purtroppo peró, ancora una volta, la vita della antica sipritualitá africana sará messa a dura prova dall'arrivo di un altro monoteismo, ancora piú aggressivo, ancora piú determinato  a cancellare definitivamente la dignitá delle antiche credenze subsahariane: il cristianesimo. Agli albori del XIV secolo inizierá la tratta degli schiavi, un'atrocitá che troverá il culmine massimo nel corso del XVII secolo. Milioni di africani saranno sradicati dalle loro terre, picchiati, torturati, uccisi, schiavizzati e ovviamente forzatamente battezzati. Si tenterá di distruggere totalmente ogni traccia della cultura di questi uomini e donne deportati nelle Americhe, anche attraverso l'uso di spietate punizioni corporali, che venivano impiegate ogni volta che gli schiavi tentavano di riunirsi per celebrare le proprie danze rituali o pronunciare le proprie preghiere al suono del tamburo.

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Punizioni corporali a bordo di una nave negriera inglese

Fu in questo clima persecutorio, che gli africani, provenienti da diverse regioni dell'Africa, ognuna con le proprie storie e i propri déi, iniziarono a costituire gruppi il cui scopo era quello di uniformare le proprie credenze cercando di creare una cosmovisione omogenea e condivisa che potesse sopravvivere e resistere alla colonizzazione culturale occidentale. Con il tempo si creó un sincretismo, dapprima fra i vari déi africani e in seguito associato ai santi cristiani usati come elemento di congiunzione fra un credo pagano e uno monoteista. Durante questo processo si arrivó anche a creare un Dio unico, oggi conosciuto come Olodumaré. Questo dio non esisteva al principio, in quanto la vera spiritualitá africana non riconosce un unico Dío ma piuttosto una unica energia vitale o "potere" creativo che anima ogni cosa: l' Ashé.
L'Ashé (in yoruba Asé) é Dio.

LA SANTERÍA

Come scrive Celia Blanco nel suo famoso libro Santería Yoruba : < ...la loro religione di origine ancestrale fu proibita, trattandosi di una "pratica primitiva di negri ignoranti". Nel frattempo gli si ordinó di accogliere la religione cattolica, essendo il bianco "superiore" e la sua religione "la religione"... malgrado questo contesto, poco a poco si raggrupparono e riuscirono a riscattare la forza della loro spiritualitá... di fatto ci riuscirono per mezzo di un meccanismo ingegnoso e creativo: il sincretismo.> 
Gli schiavi cominciarono a chiamare Oggun "San Pietro", Yemayá "la Vergine Maria" , Babalú Ayé "San Lazzaro", Shangó "Santa Barbara" e cosí via... sfruttando alcune similitudini formali come il fatto che sia Shangó che S. Barbara portano una corona e un arma, lei una spada lui una doppia ascia oppure il fatto che S. Pietro é sempre associato ad oggetti metallici, le chiavi o le catene e Oggun é un fabbro. Questo sincretismo fu talmente efficace come strategia di camuffamento, che finí, nel corso dei secoli, per diventare una vera e propria religione che oggi si conosce come Santería o Regla de Ocha.

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Shangó e Santa Barbara

Inutile dire che queste associazioni fra santi e Orishas non avevano nessun fondamento culturale, teologico o filosofico. Erano semplicemente un codice simbolico usato per non destare sospetto fra i padroni. Questo é il motivo per cui nel Tarot degli Orishas, non c'é alcuna traccia di sincretismo cattolico. C'é invece il tentativo culturalmente dignitoso di tornare a costruire un ponte fra il nostro passato e il nostro presente secondo una prospettiva innanzitutto  psicologica ma eventualmente anche psico-magica, nel senso Jodorowskiano del termine. Ognuno di noi infatti, una volta incontrato il suo o i suoi Orishas, puó rendergli omaggio nella forma rituale che piú ritiene opportuna.

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